Tassi variabili, quali differenze tra il “vecchio” e il “nuovo” Euribor

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La Commissione Europea ha deciso di rinviare di due anni l’adozione del nuovo Euribor, in maniera tale da dare agli istituti di credito più tempo per potersi adattare ai cambiamenti che verranno.

Ma quali saranno gli approcci che disciplineranno il calcolo del nuovo Euribor? E, soprattutto, quali saranno gli impatti su coloro che hanno sottoscritto (o si accingono a farlo) un finanziamento a tasso di interesse variabile?

Due anni di rinvio per l’Euribor

Andando con ordine, rammentiamo come di recente la Commissione Europea abbia scelto di concedere altri due anni i tempo per organizzarsi all’effettiva adozione del nuovo Euribor, in linea con il Benchmark regulation.

Una decisione legata al fatto che i termini ultimi precedentemente condivisi (31 dicembre 2019) si stavano avvicinando pericolosamente senza alcuna concreta applicazione in merito, e che – evidentemente – i numeri che verranno impattati da tale decisione sono tutt’altro che marginali, considerato che sono 109 mila i miliardi di euro di contratti legati all’Euribor in tutta l’UE.

Cosa cambia con il nuovo Euribor

Ma che cosa cambia con il nuovo Euribor? Quali sono le conseguenze per tutti i titolari di mutui a tasso variabile?

Il cambiamento nel calcolo del parametro è stato previsto per cercare di correre ai ripari, dinanzi alle numerose perplessità circa l’attuale sistema di conteggio, basato sulla partecipazione volontaria di una ventina di banche europee ad un panel che, ogni giorno, comunica quale sia il costo al quale vengono realizzate le operazioni interbancarie, ovvero di “scambio” del denaro tra un istituto e l’altro.

Più volte, nel recente passato, un simile sistema di calcolo ha sollevato accuse di opacità e sospetti di manipolazione. Anche per questo motivo, il legislatore europeo ha voluto dare una nuova opportunità di vita all’Euribor, che diverrà “ibrido”: non solamente il calcolo del parametro avverrà sulla base delle effettive transazioni, ma attingerà il proprio patrimonio informativo anche su altre fonti non legate al coinvolgimento degli istituti.

E per i mutuatari a tasso variabile?

In realtà, chi ha già in portafoglio un finanziamento a tasso indicizzato all’Euribor non dovrebbe preoccuparsi. Le prime stime effettuate per poter comprendere quale sarà l’impatto del nuovo meccanismo di calcolo hanno previsto che sarà di meno di 5 punti base il differenziale tra il precedente Euribor e quello che verrà. Teoricamente, il nuovo Euribor dovrebbe essere un po’ più volatile dell’attuale, ma un sistema di compensazione dovrebbe sterilizzare almeno in parte tale caratteristica.

Per chi invece non ha ancora sottoscritto un mutuo a tasso variabile, ma lo farà nelle immediatezze della decorrenza del nuovo tasso, forse il maggior rischio potrebbe essere un po’ di scetticismo, considerato che chi stipulerà un mutuo su Euribor lo farà indicizzando il proprio debito a un tasso che non ha “storicità”. Lo scetticismo dovrebbe tuttavia sparire nel breve termine, una volta comprese che le differenze sostanziali saranno ben limitate.

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